La ricerca timbrica sul proprio strumento è, per ogni musicista, un viaggio affascinante e sempre in divenire; come Ulisse, che sbarca su isole diverse durante il suo lungo viaggio di ritorno, la ricerca timbrica guida i musicisti alla scoperta di mondi sonori unici, ciascuno con le proprie peculiarità.

Questi mondi si distinguono spesso per l’uso di elementi di ricerca acustica ed elettronica, entrambi offrendo soluzioni valide per ampliare la gamma di colori a disposizione dell’artista. Tali strategie si rivelano efficaci sia in ensemble che in performance soliste, consentendo agli esecutori di espandere il proprio repertorio e le proprie soluzioni musicali.

Gli anni passati in conservatorio mi hanno fatto concentrare molto sul suono acustico dello strumento; parallelamente al percorso classico, le mie esperienze extra-scolastiche mi hanno portato a sperimentare spesso con l’elettronica associata al contrabbasso, utilizzando vari tipi di effetti e di amplificazione.

Sebbene i risultati fossero molto spesso positivi e appaganti, un problema che ho riscontrato spesso era quello della gestione dei volumi e dei rientri di suoni nello strumento, sia a volumi alti che in situazioni più “cameristiche”. Essendo il contrabbasso uno strumento acustico, e volendone preservare le caratteristiche, nel mio set-up sono presenti sia un pick-up (fishman full circle) che un microfono dinamico (dpa 4099); questo mi permette di avere un suono estremamente vicino all’originale dello strumento, ma mal si sposa con l’utilizzo di effetti a pedale o a rack, che generano spesso rientri dall’amplificatore al microfono.

Oltre a ciò, la ricerca acustica sullo strumento mi è parsa più vicina alle mie esigenze musicali, consentendomi di trovare soluzioni che si sposavano meglio con le mie idee armoniche e melodiche. Ho cominciato a ricercare quali erano soluzioni più o meno comuni utilizzate da contrabbassisti per preparare acusticamente il proprio strumento, e mi sono spesso confrontato con amici e colleghi musicisti che suonano altri strumenti per prendere spunti differenti da quelli che il contrabbasso poteva suggerirmi a prima scelta.

Così il mio set-up per la preparazione si è arricchito di sordine di vario tipo, plettri, fogli di diverse dimensioni e materiali, stracci, archetti di legno o in fibra di carbonio, ferri da maglia, bacchette da batteria, mallet per percussioni, più altri oggetti da utilizzare insieme allo strumento anche se non ne modificano direttamente il suono, come campane tibetane, piatti e triangoli, diapason, metronomi, pipe tuner a tanto altro.

La serie di video Workin’ bass vuole essere un piccolo compendio delle mie soluzioni timbriche e tecniche estese più utilizzate; non sono tutte originali, come la tecnica degli armonici pizzicati a due mani ideata da Stefano Scodanibbio, uno dei maestri nell’esplorazione e creazione di tecniche estese per il contrabbasso, al quale ogni strumentista dovrebbe riconoscere gratitudine per il lavoro di ricerca svolto. Spero che questo lavoro possa ispirare contrabbassisti, musicisti di ogni genere o compositori che desiderino esplorare nuove idee per sperimentare con gli strumenti acustici.

Workin’bass pt1

Workin’bass pt2

Workin’bass pt3

Workin’bass pt4

Workin’bass pt5

Workin’bass pt6

(Omaggio a Stefano Scodanibbio)

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